Riccardo Pittis alla Feltrinelli di Padova di via San Francesco, mercoledì 28 settembre, ore 18.00 in collaborazione con Città della Speranza

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Riccardo Pittis, campione di basket degli anni ’80 dell’Olimpia Milano e poi nel Benetton Treviso presenta la sua autobiografia “Lasciatemi perdere”. Nel libro, fresco di stampa e edito da ROI Edizioni, l’ex giocatore di basket, adesso speaker motivazionale e consulente, ripercorre la sua vita sportiva e privata, entrambe segnate da vittorie, cadute e rinascite. Con umorismo e grande lucidità, condivide per la prima volta con il grande pubblico il suo percorso di crescita interiore e professionale.

Riccardo Pittis è stato uno dei più forti giocatori del basket italiano nel periodo dalla metà degli anni Ottanta fino ai primi anni Duemila. Soprannominato “Acciughino” per la magrezza che lo contraddistingueva, soprattutto negli anni milanesi all’Olimpia, dal 1993 ha indossato la maglia della Pallacanestro Treviso, chiudendo la propria carriera nella città veneta. Nel suo palmares 7 campionati, 6 coppe Italia, 3 supercoppe, 2 coppe dei campioni, 1 coppa Intercontinentale, 1 coppa Korać e 2 coppe Saporta e, con la maglia della nazionale, due medaglie d’argento agli Europei e un oro ai Giochi del Mediterraneo. Conclusa la carriera sportiva, Pittis ha provato a reinventarsi come imprenditore, raccogliendo una serie di insuccessi, prima di trovare la sua vocazione: oggi è infatti un apprezzato speaker motivazionale, coach e consulente che collabora con alcune delle più grandi e prestigiose aziende, mettendo al servizio degli altri la sua esperienza di uomo e di sportivo.

In occasione di “AllenaMenti”, il mese dello sport organizzato da Feltrinelli, Riccardo Pittis sarà presente a Padova, nella Feltrinelli di via San Francesco, mercoledì 28 settembre alle ore 18:00. I ricavi del libro verranno devoluti alla Fondazione Città della Speranza, la Onlus punto di riferimento nazionale ed europeo per il finanziamento alla ricerca oncologica pediatrica.

“La Fondazione è grata a Riccardo Pittis per il suo generoso gesto di supporto verso i progetti portati avanti dal nostro Istituto di Ricerca Pediatrica – ha dichiarato Luca Primavera, Amministratore Delegato dell’Istituto Città della Speranza – e siamo orgogliosi di affiancare grandi campioni che scendono in campo per grandi cause. Spesso i bambini affetti da patologie gravi non possono praticare nemmeno l’attività motoria. E’ bello pensare che anche attraverso un grande uomo di sport un giono questi bambini potranno finalmente avere una vita normale e un futuro lontano dalle malattie”. 

IL LIBRO

“Lasciatemi perdere” è la storia di un ragazzo cresciuto in una famiglia come tante, nell’Italia degli anni Settanta, e destinato a diventare un’icona degli anni d’oro della pallacanestro italiana. Dopo un’infanzia spensierata, la vita di Riccardo è rivoluzionata dalla scoperta del basket. Da quel momento ha una sola priorità: vincere. Missione per cui sacrifica tutto. Negli anni ’80 gioca nell’Olimpia Milano – squadra che vive in quegli anni il “periodo aureo” del basket moderno e rappresenta, infatti, il sogno per qualunque cestista. L’incontro fortunato tra la squadra di basket più importante del panorama italiano e la determinazione di Pittis non poteva che portare a grandi risultati. Sono molte le medaglie e le coppe conquistate in questi anni, ma la vittoria più grande è un’altra: aver fatto innamorare l’Italia intera del basket. «Ogni campione dello sport è un drogato,» scrive nelle prime pagine del libro «e quindi lo ero anche io. Ma niente equivoci, non mi facevo di sostanze illegali, le mie droghe erano perfettamente naturali, e autoprodotte. Ci pensava il mio corpo superstimolato da un costante turbine di emozioni inebrianti. Noi sportivi proviamo emozioni fra le più intense, viviamo in una condizione alterata di euforia, entusiasmo, trepidazione ed estasi che pochi altri individui sperimentano nel corso della vita.» 

Dal 1984 al 1989 ha vinto ogni anno con la sua squadra il Campionato italiano, mentre le due vittorie della coppa Korac – nel 1984 e nel 1992 – lo rendono ancora più noto a livello internazionale. Quel ragazzo gracilino – che per la sua corporatura era stato definito “Acciughino” (soprannome a cui si è dovuto abituare, e che è rimasto) – ha dimostrato che non esistono ostacoli quando hai passione, determinazione e ti nutri di quell’euforia. «Sei un mago e quando tiri il pallone vola seguito da migliaia di occhi spalancati, mentre il tempo si prende una vacanza. Entra nel cesto con un sibilo, un sospiro orgasmico. Braccia al cielo, i tifosi esplodono in un grido liberatorio che fa tremare le pareti del palazzetto. Un’altra overdose di vita e successo.»

Ma anche i sogni più grandi sono destinati a tramontare, così, all’apice del suo successo sportivo, quando nessuno sembra poterlo contrastare, Riccardo Pittis si scontra con un avversario rimasto finora nell’ombra, sempre in agguato: il fallimento. Ma non si arrende: dall’Olimpia Milano passa alla Benetton Treviso e nel 1993 riparte con una nuova squadra, trasferendosi lì e ripartendo anche sul lato personale e sentimentale. Qui pian piano ritrova un equilibrio che si rivela ben presto precario: impara così che alla vittoria fa sempre da contraltare la sconfitta, anche se, come ogni campione, coltiva l’illusione di poterla evitare, aggirare, superare. «Solo quando ho smesso di giocare ho capito il vero senso della sconfitta.» scrive. «Non che prima non l’avessi mai sperimentata, s’intende. Avevo perso le mie partite e le mie finali, come tutti, ma non ne avevo mai tratto la lezione fondamentale: la verità della sconfitta io l’ho capita solo dopo, quando mi sono sfilato le scarpe da basket in via definitiva e sono entrato nella seconda fase della mia esistenza, in cui vincere è un concetto più elusivo che nello sport.» 

La sua più acerrima nemica è stata per un periodo padrona anche della sua vita personale: stava per mangiarsi tutto, ce l’aveva quasi fatta. Ma “Acciughino” si riscopre piano piano, risale dal suo baratro e ricomincia una nuova vita, attraverso un percorso di crescita interiore grazie al quale capisce che il vero campione non è chi vince tutte le partite, ma chi è capace di rialzarsi dopo la peggiore delle cadute. 

Senza le sconfitte, senza i rocamboleschi insuccessi che si sono susseguiti nel corso della sua vita, che racconta con grande sincerità nel libro, forse Riccardo Pittis non avrebbe trovato la sua vocazione: diventare un apprezzato speaker motivazionale, coach e consulente per mettere al servizio degli altri la sua esperienza di uomo e di sportivo.

«Il successo prescinde dalla luce della ribalta. Non è quanto sei celebre, ma quanto sei contento di fare ciò che fai e di essere ciò che sei. Non è mai tardi, non è mai il momento di rinunciare a crescere. 

Questo cambia tutto: il lavoro, la vita privata, la relazione con noi stessi e con gli altri, e con gli inevitabili momenti difficili che la vita ci propone. Possiamo lasciare che le nostre sconfitte ci insegnino a cambiare per il meglio e poi vincere di nuovo. Possiamo concederci tutto questo. Possiamo lasciarci perdere.»

Articolo pubblicato: mercoledì, 28 Settembre 2022