Il ricordo del prof. Basso attraverso le sue parole

Il testo che segue fa parte dell’introduzione al libro pubblicato in occasione dei 20 anni Città della Speranza e vuole essere un omaggio ad una delle figure più significative della nostra Fondazione.

Negli anni Settanta la leucemia era una patologia di cui si sapeva pochissimo. Potevamo diagnosticarla. Non avevamo strumenti per sconfiggerla. La malattia ci sfidava. Studiavo Medicina a Padova e la mia scelta fu per una specializzazione poco di moda, perché non regalava successi in termine di guarigioni: l’oncologia pediatrica. Ero attratto dall’idea di avventurarmi su un terreno difficile e sconosciuto per conoscere da vicino il cancro e provare a trovare delle soluzioni. Dal 1973, anno in cui mi sono laureato con il professor Zanesco, ad oggi, ne abbiamo fatta di strada. A quell’epoca per quasi tutti i bambini che si ammalavano purtroppo non c’era speranza di una guarigione completa. Oggi, grazie ai progressi della ricerca, i tassi di guarigione sfiorano il 90 per cento. E posso dire che l’idea di interessarmi di una patologia senza speranza, quella luce accesa in me studente dall’incontro con il professor Zanesco, ha davvero cambiato il mio destino e quello di tanti pazienti. Dopo la laurea, Zanesco mi chiese di creare un laboratorio di ricerca che affiancasse il suo lavoro sui malati. Aveva capito che la clinica da sola non poteva permettere quei successi che si incominciavano ad intravvedere in altri paesi europei, ma che solo la ricerca poteva dare una vera speranza ai “suoi” bambini e aveva identificato in me la persona adatta per quel tipo di missione. Oggi siamo consapevoli che senza ricerca non può esserci una “buona medicina”, la ricerca è alla base di tutto quello che facciamo: dalla diagnosi precisa ai protocolli di cura, alla valutazione della risposta alla terapia, tutto avviene grazie alla ricerca, senza la quale non esiste progresso nè successo. Mi ritengo molto fortunato: sono stato un mattone di quello che è considerato uno dei più grandi successi della medicina degli ultimi quarant’anni. Dopo aver creato il laboratorio di ricerca di Padova, negli anni Ottanta abbiamo cominciato ad affacciarci alla scena internazionale: ancora oggi alcune nostre ricerche eseguite allora sono citate nei manuali anglosassoni di ematologia. In quegli anni ho capito che il nostro era un modo intelligente di porci per una crescita culturale e clinica. La ricerca ci dava informazioni che si traducevano in un miglioramento dell’approccio globale alla malattia e in nuove terapie. Ho anche capito ben presto che la ricerca è fatta principalmente dalle persone ed ha quindi bisogno di buoni ricercatori. Ecco perché, quando Franco Masello, fondatore della Città della Speranza, nel 2000 mi propose di tornare da Torino, dove avevo vinto un posto per professore associato, per creare un laboratorio di eccellenza attrattivo per i ricercatori dall’estero e per i nostri ricercatori italiani, decisi di accettare la sfida di ritornare a Padova. Per sei anni il mio budget all’Università di Padova fu coperto da un privato che credeva nell’importanza della ricerca: la Fondazione Città della Speranza. In quello stesso periodo il ministro Sirchia, dopo una visita al laboratorio e alla clinica mi nominò membro ministeriale della Commissione Nazionale per la Ricerca del Ministero della Salute. E oggi sono alla guida della Clinica di Oncoematologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova. La mia certezza è che il futuro della professione medica sia nella figura del medico-ricercatore, che conosce tutto ciò che la ricerca può offrire in termini di diagnosi e cura e sia poi in grado di applicarlo nella medicina “quotidiana”.

Per un successo globale la nuova frontiera di molte patologie ancora oggi incurabili passa attraverso una nuova medicina, che prende spunto dalla ricerca di base e poi dalla ricerca traslazionale.
Trent’anni fa le informazioni prodotte dalla ricerca di base impiegavano vent’anni a passare in clinica. Oggi in due anni si passa dal laboratorio al letto del malato. Tutto e molto più veloce perché tutti credono che solo così ci sia un vero progresso. L’approccio moderno è quello di curare non solo la malattia ma il difetto che ne è alla base. E’ questo che ci porterà ad una medicina nuova, diversa da  quella che abbiamo imparato molti anni fa. La chiave per sviluppare i progressi per patologie oggi irrisolvibili è capire il difetto genetico e trovare un modo per risolverlo. La ricerca ci ha fatto assistere a miglioramenti impensabili fino a solo qualche anno fa. E questo ha un solo fine: dare più vita e una vita migliore ai nostri pazienti. Essi
sono il più grande stimolo a continuare questo lavoro non facile e il motivo per cui vale la pena alzarsi la mattina e sorridere al mondo.

Il successo della guarigione dà molta forza. Quando vedo i pazienti del reparto che tornano qui, ragazzi o uomini, che per anni hanno fatto un pezzo di strada con noi e oggi, come una comunità, si salutano e sono felici di vivere, non posso non provare una grande gioia. La guarigione è un grande motore, quello che spinge me e tutti i miei amici e collaboratori a superare il quotidiano. Tutto questo non sarebbe stato possibile in questa forma senza l’aiuto delle associazioni che ci sostengono. Grazie al finanziamento della Città della Speranza nel nostro laboratorio di diagnostica avanzata abbiamo reso possibile la diagnosi per tutti i bambini che si ammalano di leucemia in Italia. Oggi tutti i bambini italiani, indipendentemente da dove nascono, possono curarsi come se fossero seguiti nel miglior centro degli Stati Uniti, senza dover più affrontare faticosi viaggi della speranza. E questo è per merito degli investimenti privati, che hanno reso l’oncologia pediatrica italiana competitiva a livello internazionale. Siamo dei leaders a livello mondiale. Abbiamo creato organismi e laboratori centrali, come il nostro, che ci permettono di essere partner attendibili e interlocutori interessanti per i maggiori ricercatori del mondo. Abbiamo maturato un’esperienza grandissima, per questo possiamo dare consulenza e informazione nell’ambito di collaborazioni nazionali e internazionali. Questo non sarebbe mai stato possibile senza i finanziamenti privati e senza la ricerca. Ai giovani laureati dico che questo è un mestiere entusiasmante e che la ricerca deve accompagnare tutta la vita, perchè ti trasmette un entusiasmo, ti fa crescere e ti fa vedere quello che altri non possono vedere o capire. E a tutti voglio dire: abbiamo ancora molti traguardi da raggiungere: il vostro aiuto è fondamentale, la Città della Speranza deve crescere ancora.

 

 

Giuseppe Basso
Direttore di U.O.C. Clinica di Oncoematologia Pediatrica Azienda Ospedaliera Università di Padova
Testimonianza raccolta da Francesca Trevisi

 



Articolo pubblicato: mercoledì, 17 febbraio 2021

2021-02-17T16:28:03+00:00