“Si pensa che il volontariato sia qualcosa solo per i pensionati e non per i giovani perché non sono affidabili. La realtà è che non sono preparati”. Così Patrizia Serblin, psicologa dell’Istituto Serblin per l’Infanzia e l’Adolescenza di Vicenza, che nel 2014 ha avviato, in collaborazione con la Fondazione Città della Speranza, un percorso di formazione per gli aspiranti volontari con l’obiettivo di sensibilizzare e accompagnare i giovani dai 18 ai 30 anni al vero significato del fare volontariato. Che non è improvvisazione!

TavoloI risultati del progetto “Volontari in corsia” sono stati illustrati nella tavola rotonda dal titolo “Importanza del volontariato e della sua trasparenza a supporto delle istituzioni e con le istituzioni per il bene comune”, svoltasi stamani all’Istituto di Ricerca Pediatrica di Padova, alla presenza di 150 persone.

“Il progetto ha voluto anzitutto scoprire le ragioni che sottostanno alla spinta di fare volontariato – ha spiegato Serblin –. Il rischio di cadere dal volontariato al volontarismo, infatti, esiste e consiste nel mettersi a disposizione solo per un bisogno personale e non per il reale bene dell’altro. Per fare volontariato in corsia servono serenità interiore, autostima, capacità di gestire le emozioni”.

Il progetto, che ha ricevuto dalla Regione Veneto un finanziamento di 50mila euro, ha visto il coinvolgimento di 30 giovani, perlopiù donne, delle province di Padova e Vicenza, selezionati mediante colloquio. Il percorso li ha portati a comprendere come operare in tre specifici contesti: nei reparti di Pediatria e Oncoematologia Pediatrica degli ospedali di Padova e Vicenza; nelle iniziative di raccolta fondi; nell’accompagnamento delle scolaresche nella cosiddetta “Torre della ricerca”.

“Attraverso questa esperienza abbiamo capito il valore della formazione perché a volte ci sono momenti non facili da gestire emotivamente. Il volontariato non va assolutamente improvvisato”, hanno commentato alcuni partecipanti.

Il tema del volontariato è stato affrontato anche sotto il profilo della trasparenza: visto l’alto numero di associazioni esistenti, è quanto mai necessario che anche chi dona sappia orientarsi e capisca come vengono gestiti i soldi. Proprio su sollecitazione di Città della Speranza, il Veneto ha fatto un importante passo avanti.

“A fine dicembre, al collegato alla legge di stabilità regionale abbiamo inserito un emendamento in cui chiediamo alle associazioni che ricevono fondi pubblici di pubblicare i costi di gestione, cosicché il cittadino possa avere più chiarezza e donare con più entusiasmo”, ha sottolineato Marino Finozzi, presidente della Prima Commissione del Consiglio Regionale del Veneto.

Trasparenza dei percorsi è stata evocata anche da Manuela Lanzarin, assessore regionale ai Servizi Sociali, che, nel definire il Veneto leader quanto a volontariato, ha poi aggiunto com’esso debba essere visto come “risorsa e non diventare sostituzione dei soggetti atti a erogare i servizi”.

PlateaLa necessità di una maggiore trasparenza è stata ribadita anche dal presidente di Città della Speranza, Franco Masello, che ha osservato come il volontariato, per essere genuino, debba anzitutto essere privo di personalismi. “Il bambino deve restare al centro”.

Alla tavola rotonda, coordinata da Stefania Fochesato, consigliera della Fondazione, hanno preso la parola anche Lara Mussolin, ricercatrice dell’IRP, che si è soffermata sull’importanza del volontariato per il sostegno della ricerca in onco-ematologia pediatrica; la psicologa Fabia Capello, che ha parlato del supporto psicologico in emato-oncologia pediatrica; il presidente dell’IRP, Andrea Camporese, che invece ha evidenziato la necessità di incanalare la potenza del territorio e delle persone che fanno volontariato affinché il successo sia comune.

La tavola rotonda ha visto anche due presenze d’eccezione: da una parte Carmine Adonolfi, Generale di Corpo d’Armata, che lo scorso anno ha realizzato delle iniziative a Padova a favore di Città della Speranza e che anche oggi, pur stando a Roma, continua a sostenere; dall’altra il campione italiano di pizza Maurizio Toffoli, che ne ha preparato sul posto grazie al forno portato appositamente.