Vogliamo attrarre le eccellenze

andrea-camporeseAndrea Camporese, dal 2005 al 2012 Presidente della Città della Speranza, è stato eletto lo scorso 16 aprile Presidente dell’Istituto di Ricerca Pediatrica.

Dottor Camporese, che significato ha per lei ricoprire questo ruolo?
Ritengo sia innanzitutto un servizio, e non solo perché è un’attività di volontariato. È un atto che affonda le radici nel vissuto e nella storia di tutti coloro che, per esperienze personali, nel Reparto di Oncologia pediatrica di Padova ci sono dovuti passare. Lo spirito con cui affronto questo incarico è volere sempre il meglio e puntare all’eccellenza. Tutte le persone che collaborano con l’IRP condividono questa visione, ed è proprio questa determinazione che ci ha portati ad ottenere i grandissimi risultati raggiunti. L’ IRP è un istituto da 32 milioni di euro, ed è nato in un periodo di piena crisi. Questo è un evidente messaggio di coraggio e di piena fiducia nel futuro, per i bambini che si vengono a curare, per i ricercatori che lavorano in Torre, per il territorio.

Quali sono i progetti per il prossimo triennio?
Noi ora abbiamo concluso, con il primo mandato del Consiglio, tutta la parte strutturale, dalla fine dei ai traslochi e i trasferimenti, insomma tutto quello che serviva per rendere operativa la Torre. Ora spetta alla fase di costruzione di tutte le attività che vi verranno svolte a partire da un pool di esperti per la guida scientifica: cercheremo nel mondo le persone che potranno farci da referenti scientifici per aumentare la capacità di attrarre cervelli e denaro in questo Istituto.

Di cosa hanno bisogno secondo lei i Ricercatori?
La “casa” ce l’hanno, ed è una casa bellissima, nella quale saranno orgogliosi di ospitare i Ricercatori provenienti da tutto il mondo. Contestualmente, hanno bisogno di stringere accordi con i più grandi Centri di Ricerca mondiali, attività di cui loro devono essere protagonisti. Spetta proprio a loro mettersi in gioco e farsi promotori di queste iniziative, individuare le eccellenze e attivare sinergie e scambi: di ricercatori, di dottorati di ricerca, di studenti, e attivare la partecipazione congiunta a progetti europei cofinanziati.

Perché è importante continuare a investire nella ricerca in ambito pediatrico?
La ricerca nell’ambito dell’oncologia pediatrica ha reso possibile la guarigione dal cancro infantile nell’ 80% dei casi. La ricerca pediatrica è il nostro futuro, e i nostri bambini sono il bene più prezioso per il nostro domani. Non ultimo, credo che se i nostri bambini trovano un ambiente favorevole e capiscono che il loro territorio sta facendo qualcosa di utile per loro, gli rimarranno indissolubilmente legati.

Com’è il rapporto tra il Consiglio Direttivo, team di Ricercatori, pazienti, volontari?
Direi ottimo. In tutte le famiglie si litiga e si hanno momenti di contrasto, ma quello che garantisce l’armonia qui dentro è l’avere tutti ben chiaro l’obiettivo finale. Penso al Consiglio di Città della Speranza, dove tutti trovano la loro dimensione e il loro spazio, dal Primario di Padova e Vicenza, al Ricercatore, al Volontario. Tutti sono rappresentati. Come in tutte le famiglie, i contrasti ci sono stati e ci sono, è inevitabile, ma sono sempre finalizzati e sempre proattivi.

Passiamo ora ai numeri. Quanto è costata la Torre e quanto le serve per vivere?
La Torre è costata intorno ai 32 milioni di euro. Ad oggi rimangono ancora circa 12 milioni di euro, e lo stesso di debito da colmare. Le spese di funzionamento ammontano a circa 1 milione di euro, e lo stesso importo lo dobbiamo sostenere annualmente per coprire il mutuo. Ciò significa che oggi, dei quasi 4 milioni annui che la Fondazione Città della Speranza raccoglie solo 2 possono essere investiti. Chiaramente, prima si estingue il debito prima si avranno più fondi da impegnare in progetti. Provocatoriamente – ma non troppo – dico spesso che per questo Istituto, perché possa viaggiare a pieno regime per ottenere i grandi risultati di cui è capace, dovremmo essere in grado di raccogliere 10 milioni di euro l’anno. Sembrano un’enormità, ma se pensiamo che sono 2 euro per ciascun abitante del Veneto la cifra sembra subito più accessibile. 



Articolo pubblicato: mercoledì, 2 luglio 2014

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