Vescicole per il trasporto di farmaci antitumorali: da IRP arriva il brevetto

DSC_0110Distruggere le cellule malate senza provocare danni agli altri tessuti sensibili. L’ambizioso progetto, finanziato dal Ministero della Salute, ha portato alla realizzazione di un brevetto che la Società Italiana Brevetti ha provveduto a registrare nelle scorse settimane. Gli ideatori sono il prof. Maurizio Muraca, responsabile del Laboratorio di Cellule Staminali e Medicina Rigenerativa dell’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza, e la prof.ssa Anna Maria Teti dell’Università dell’Aquila che, con i rispettivi gruppi di ricerca, hanno studiato l’utilizzo di vescicole extracellulari prodotte da osteoblasti come vettori di farmaci.

Le vescicole extracellulari sono essenzialmente pacchetti di segnali biologici che viaggiano da una cellula all’altra. Sono in grado di penetrare nelle cellule bersaglio, influenzandone le proprietà biologiche e modificandone le caratteristiche. Le vescicole esaminate dimostrano un’affinità specifica per il tessuto osseo, dove sono in grado di trasferire sia molecole naturali sia farmaci.

Tale tecnica ha permesso di correggere, in un modello animale, il difetto congenito di una grave malattia dell’osso denominata osteopetrosi. Inoltre, sempre in modelli animali e in colture di cellule umane, è stato possibile aggredire l’osteosarcoma, un grave tumore dell’osso che si sviluppa in età pediatrica. Le vescicole cariche di farmaci antitumorali hanno concentrato l’effetto sulle cellule del tumore distruggendole e senza manifestare tossicità a livello di altri tessuti sensibili come il cuore.

“I primi risultati della ricerca che ha portato al brevetto sono stati pubblicati nel 2018 su una delle riviste più quotate del settore, il Journal of Bone and Mineral Research, e sono stati oggetto di una prestigiosa relazione sulla rivista Nature Reviews – spiega il prof. Muraca, che da un decennio studia le vescicole extracellulari –. In futuro, queste vescicole potrebbero essere utilizzate per concentrare nell’osso farmaci e molecole naturali utili nella cura di svariate patologie, dai tumori (comprese le metastasi ossee di tumori della mammella o del polmone) a malattie metaboliche molto diffuse, come l’osteoporosi”.

“La complementarietà e la sinergia tra il gruppo di ricerca di Padova e quello dell’Università dell’Aquila, coordinato dalla prof.ssa Teti, esperta di metabolismo osseo inserita nella lista dei primi cento scienziati italiani – conclude –, hanno consentito di raggiungere rapidamente risultati significativi, unitamente ad un rapporto di collaborazione e stima reciproca che si protrae da anni”.



Articolo pubblicato: martedì, 27 febbraio 2018

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