In Torre si svelano i misteri della mente

Intervista al Professor Antonino Vallesi sull’ultima disciplina approdata all’Istituto di Ricerca Pediatrica: le neuroscienze

Professor Vallesi, cosa sono le neuroscienze cognitive?
Sono una disciplina di frontiera che mette insieme psicologi, medici, ingegneri, fisici, biologi. Attraverso la multidisciplinarietà, si cerca di chiarire il rapporto tra mente e cervello, quindi tra la parte organica e quella funzionale (i processi cognitivi, emotivi, il parlare, lo scrivere, il sentire, il percepire stimoli).

Come è arrivato in Torre della Ricerca?
L’ERC (European Research Council) ha destinato un finanziamento di 1 milione e mezzo di euro a me e alla mia équipe per sviluppare un progetto di durata quinquennale, per far nascere, crescere e alimentare il mio laboratorio. Il suggerimento di entrare in Torre è giunto dal mio direttore, il Professor D’Avella, che nella sua attività si occupa anche di neuro-oncologia pediatrica, per cui ha rapporti diretti con la Città della Speranza. Questa scelta è un ottimo punto di partenza per ampliare gli interessi del mio gruppo verso l’ambito evolutivo, e per instaurare future sinergie con i ricercatori che attualmente operano in Torre.

Di cosa si occupa il vostro progetto? Che obiettivi avete?
Il progetto si chiama LEX-MEA, “Life Experience Modulation of Executive Function Asimmetries”. Indaghiamo le funzioni cognitive superiori, le cosiddette “funzioni esecutive”, quelle che ci caratterizzano come esseri umani: la capacità di pianificare, di monitorare l’ambiente esterno in previsione di un evento critico, la capacità di ragionare o di passare flessibilmente da una
strategia a un’altra. La nostra ricerca studia le differenziazioni emisferiche, cioè cerca di chiarire qual è l’attività di un emisfero rispetto a quella dell’altro, tenendo presente che anche a livello individuale c’è molta variabilità da persona a persona. Vogliamo scoprire cosa determina questa variabilità individuale. In più, cerchiamo di capire che tipi di vantaggi portano, a livello di prestazione, i diversi tipi di simmetrie o asimmetrie degli emisferi cerebrali.

A chi si rivolge il vostro studio?
Si rivolge sia a individui sani che a pazienti con cerebrolesioni, come ad esempio i pazienti neuro- oncologici, per capire che effetti ha il danno cerebrale sulla cognizione e sul funzionamento mentale dell’individuo. Stiamo studiando popolazioni “speciali” come gli interpreti simultanei, che da una parte ascoltano e dall’altra producono in un altro linguaggio, traducendo in un’altra lingua. Tracciamo longitudinalmente cosa succede nel cervello di queste persone prima della laurea specialistica e li ri-testiamo al termine degli studi, per vedere come il loro cervello si è simmetrizzato per le funzioni che loro allenano.

Che risvolti potrà avere questo studio in futuro?
Mi interesserebbe estendere lo studio sia ai bambini che agli anziani. Le funzioni esecutive sono le ultime a svilupparsi nell’adolescente, nel bambino sono ancora in nuce. Dai 5 ai 7 anni il processo maturativo si accelera e il pieno sviluppo si ha dopo l’adolescenza. Sarebbe affascinante captare lo sviluppo di queste funzioni in età pediatrica e seguire i bambini sia a livello fisiologico che patologico, e vedere come certe patologie o certe problematiche incidano sullo sviluppo o sul deterioramento di queste funzioni. Nel caso degli anziani, vorremmo capire se a parità di danno neuronale dato dall’avanzamento dell’età, ci siano elementi che tutelano le funzioni cognitive, come ad esempio un ampio bagaglio culturale, un alto livello di istruzione, la rete sociale o la conoscenza di più lingue.



Articolo pubblicato: giovedì, 15 gennaio 2015

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