Le scuole adottano i ricercatori

laboratorioVenerdì 16 e sabato 17 maggio scorsi, nelle Scuole dei Comuni Gemellati con Fondazione Città della Speranza, si è svolto il progetto “Adotta un Ricercatore”.

L’iniziativa consisteva in una raccolta fondi condotta dagli studenti, il cui ricavato finanzierà le attività del Laboratorio di Cellule Staminali e Medicina Rigenerativa della Fondazione. A parlarci dell’iniziativa è Martina Piccoli, ricercatrice dell’IRP “adottata” dagli studenti.

Il progetto verrà ripetuto ogni anno nell’ultimo week end di maggio, le scuole che vogliono aderire possono contattare la Segreteria della Città della Speranza scrivendo una mail a: segreteria@cittadellasperanza.org

Dottoressa Piccoli, da chi nasce l’idea del progetto “Adotta un Ricercatore”?
Il progetto nasce da un’idea di Stefania Fochesato e dalle proposte di alcuni Comuni che già collaborano stabilmente con Città della Speranza. Io personalmente sono stata contattata dal Prof. Luca Michielon, promotore degli incontri con l’Istituto Comprensivo di Cadoneghe, in passato già portatore di donazioni nei confronti della Fondazione. Diciamo che c’è stata la volontà condivisa, tra noi di Città della Speranza e le Scuole che collaborano con noi, di strutturare le iniziative di raccolta fondi, legando l’atto della donazione ad una persona fisica. In questo modo si crea un rapporto privilegiato tra gli studenti e il ricercatore: i primi si impegnano a raccogliere fondi per sostenere le attività, il secondo informerà e aggiornerà continuativamente in merito a ciò che viene svolto all’interno dei Laboratori e ai progressi della Ricerca.

L’iniziativa ha avuto un buon esito?
Direi decisamente di sì. Io sono stata molto felice perché ho avuto ottimi riscontri da parte degli Istituti coinvolti. Gli studenti si sono sentiti partecipi e c’è stato un grande interesse, sia sociale che scientifico, cosa che mi ha dato un’enorme soddisfazione.

Che tipo di approccio hanno avuto i bambini di fronte alle tematiche trattate?
I bambini sono splendidi, con la loro semplicità sanno cogliere il senso e andare dritti al cuore delle cose. Sono stati vulcanici, hanno fatto numerosissimi interventi, alcuni dei quali molto acuti e molto importanti. Mi ha molto colpito la domanda di uno studente che ha chiesto se gli animali soffrono quando si fa la sperimentazione animale.

Ai bambini più piccoli ho spiegato cosa sono le cellule usando il paragone corpo/casa, organi/ stanze, cellule/mattoni. Ho raccontato loro che le cellule sono organismi viventi e che, durante il mio lavoro, do anche da mangiare alle cellule, le nutro. A questo punto, una bambina di prima elementare mi ha chiesto se come noi la cellula ha la faccia, il naso per respirare e la bocca per mangiare.

Perché avete ritenuto importante coinvolgere i bambini in questo progetto?
I bambini sono il nostro obiettivo, e abbiamo ritenuto opportuno sensibilizzarli dal punto di vista sociale. Vogliamo intensificare il contatto con loro, per questo abbiamo già programmato per l’anno prossimo delle visite guidate alle Scuole presso la Torre di Ricerca, così i ragazzi vedranno di persona la nostra realtà e lo stato di avanzamento dell’attività di ricerca.

Che significato ha per lei fare ricerca? Se uno studente dicesse di voler intraprendere la sua strada e di voler diventare ricercatore, che suggerimento darebbe?

Per fare ricerca ci vuole passione. La ricerca è in me, è una componente della mia persona e della mia vita. La ricerca non è solo un mestiere, è un modo di essere. E i risultati, quando arrivano, danno una soddisfazione infinita e ripagano tutto l’impegno e gli sforzi fatti. Una condizione necessaria per questo mestiere è lo studio. Studiare, cercare, pensare, leggere, documentarsi. Ci vuole anche passione per i libri e tantissima informazione. 



Articolo pubblicato: mercoledì, 2 luglio 2014

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