Quel “Banco della Speranza” che calamita le persone

È difficile spiegare in poche parole che cos’è il “Banco della Speranza”, presente ogni seconda domenica del mese al mercatino dell’usato e dell’antiquariato di Montegrotto Terme. Solo vedendolo si può cogliere l’energia che infonde. Perché lì non si trovano solo tanta oggettistica variopinta o manufatti unici realizzati con materiale di scarto. Il cuore pulsante sono le persone che lo animano: volontari che credono nella missione di Città della Speranza e si mettono in prima linea per diffonderla nel territorio.

“Mio marito ed io siamo molto motivati a portare avanti questa iniziativa, IMG-20180215-WA0002
ma non è l’unica – racconta la promotrice Marta Barbieri –. Siamo presenti anche al mercatino dell’usato a Padova; a Natale e Pasqua distribuiamo i gadget della Fondazione e a fine maggio siamo impegnati nella ‘Festa della Speranza’ che si tiene a Cervarese Santa Croce. I buoni risultati arrivano grazie all’aiuto delle tante persone che, da un lato, mettono a disposizione il loro tempo perché ci credono e, dall’altro, tramite le donazioni, dimostrano di apprezzare le nostre proposte e di condividerne il messaggio. Sapere che c’è chi torna a trovarci ogni mese perché ci considera un banco gioioso, ha una sua ragione”.

Nel solo 2017, l’impegno di questo gruppo ha permesso di raccogliere complessivamente oltre 65mila euro. Fiducia reciproca, trasparenza e motivazione sono gli ingredienti che, dal 2009 ad oggi, hanno fatto crescere la squadra e allargare il suo raggio d’azione.

“Nostro figlio è stato male per ben due volte quando era piccolo. Ora sta bene e come famiglia non vogliamo fare finta di niente, ma restituire quanto ricevuto – aggiunge Marta –. Abbiamo iniziato con banchetti che volevano spiegare che cosa fa Città della Speranza e siamo arrivati a creare un banco che di certo richiede tanta dedizione, ma sprizza di vitalità e positività”.

IMG-20180215-WA0001“Il nostro banco è la dimostrazione che, nel suo piccolo, ciascuno può fare qualcosa – conclude l’anima del gruppo –. Ogni volontario deve essere consapevole che il suo aiuto è insostituibile, ma allo stesso tempo è fondamentale essere trasparenti nei suoi confronti, spiegando che cosa ha contribuito a finanziare con la raccolta fondi. È una soddisfazione poter talvolta annunciare: ‘Grazie al lavoro di tutti voi anche questo mese riusciamo a garantire lo stipendio ad un ricercatore’. Frutti come questi ci spingono a fare ancora meglio e noi continueremo ad essere presenti tutto l’anno perché le malattie non vanno mai in vacanza”.

A Marta, alla sua famiglia e ai volontari va il ringraziamento della Fondazione e un forte incoraggiamento a proseguire su questa strada.



Articolo pubblicato: giovedì, 22 febbraio 2018

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