Quando pubblico e privato sono in sinergia: bilancio di una sfida

“La Torre della Ricerca è una realtà che sin dal suo esordio ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per funzionare bene. Oggi, a distanza di sette anni dalla sua realizzazione, possiamo dire che è una vera e propria eccellenza. Spazi attrezzati, tecnologia di alto livello, ambiente multidisciplinare dove fare ricerca clinica e pre-clinica, diagnostica e formazione, forte sinergia tra pubblico e privato sono gli ingredienti di una strategia vincente che sta dando risultati che vanno oltre le aspettative in termini di know how e sostenibilità economica”. Così Andrea Camporese, amministratore delegato dell’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza, nel trarre un bilancio trasparente sull’andamento dell’attività generale della struttura.

 

Spazi e locazioni

L’edificio consta di 10 piani, cinque dei quali costituiscono l’Istituto di Ricerca Pediatrica. Gli spazi rimanenti e il collegamento esterno sono tutti occupati da aziende e gruppi di ricerca, a carattere sia pubblico sia privato, operanti in campo biomedico, al fine di “raggiungere – come da statuto – un’adeguata massa critica della ricerca e creare un insieme di ricercatori unico nel mondo della pediatria in Italia e competitivo”.

“Da subito abbiamo affittato o ceduto a realtà coerenti con lo scopo di IRP gli spazi a disposizione. Ci sono state delle rotazioni negli anni, ma oggi vi è un sostanziale assestamento”, spiega Camporese.

Le realtà presenti sono: Autifony Therapeutics (sviluppa farmaci per il trattamento dei disturbi del sistema nervoso centrale); Coris (programma LifeLab diretto dal prof. Gino Gerosa); CREI Ven (certificazione, formazione, ricerca e consulenza per l’innovazione tecnologica); EcamRicert (studia nanotecnologie applicabili all’alimentazione e alla medicina); Euroimmun (produce reagenti per la diagnostica medica di laboratorio); Fondazione Penta (fa ricerca sulle malattie infettive pediatriche); Istituto Oncologico Veneto (Laboratorio di Cellule tumorali circolanti e Unità di immunologia e diagnostica molecolare oncologica); R&I Genetics (laboratorio clinico specializzato in genetica medica); Snap System (ambito ICT).

“Date le numerose richieste di spazi, abbiamo provveduto a ottimizzarne l’uso, per esempio migliorando la gestione degli interrati, inizialmente destinati ad ospitare solo il magazzino e le celle frigo, e la pertinenza sul retro, nonché costruendo nuovi laboratori (uno di essi accoglierà presto una facility di microscopia unica nel suo genere) – continua l’ad –. Intendiamo presentare, inoltre, un progetto di ampliamento per creare i nuovi uffici direzionali e una sala conferenze da 250 posti”.

 

A proposito di facilties, nell’ultimo anno sono state create tre piattaforme tecnologiche inerenti la citofluorimetria, la bioinformatica e la Next generation sequencing, su proposta del direttore e del comitato scientifico.

A coprire i costi di mantenimento della struttura concorrono le risorse derivanti dagli affitti stipulati con le aziende private dislocate in tre piani e nel collegamento esterno alla Torre, tutti autorizzati dal Consorzio Zip (Comune, Provincia e Camera di Commercio di Padova). Si tratta di 3.921 mq complessivi per i quali la Fondazione Città della Speranza riceve in totale 503mila euro l’anno.

“Tali risorse contribuiscono, come ci eravamo prefissati, a sostenere i costi di mantenimento dell’intera struttura, che ammontano a circa 1 milione di euro l’anno – precisa Camporese -. Gli spazi concessi allo IOV (piano 7) derivano da un accordo scientifico di collaborazione che prevede un rimborso dei costi vivi pari a 120mila euro annui. Quanto al Laboratorio di Ingegneria Tissutale e al Laboratorio Nano Inspired Biomedicine, anch’essi frutto di accordi scientifici, viene trattenuto il 10% dal contributo che ricevono con il progetto Cariparo in atto per le spese di gestione (overheads).

I cinque piani afferenti a IRP (più gli interrati e gli uffici della direzione all’ottavo piano), invece, sono concessi in comodato d’uso gratuito all’Azienda Ospedaliera e all’Università di Padova (Dipartimento Salute Donna e Bambino). Si tratta di locali dotati di arredi e attrezzature, il cui valore sfiorerebbe i 770mila euro annui, ma di cui Fondazione Città della Speranza Onlus si fa carico, avendo in capo l’onere della gestione dell’edificio, ovvero la manutenzione ordinaria e straordinaria, e i costi energetici”.

“Questo meccanismo permette alla Torre di autofinanziarsi e garantisce che i fondi raccolti da Città della Speranza vengano destinati prioritariamente alla ricerca – conclude Camporese -. Non solo: la strategia risulta tanto più vincente in quanto pubblico e privato possono condividere progetti, competenze e servizi: il pubblico mette a disposizione la ricerca di base di cui il privato ha bisogno per spingere le proprie innovazioni e dare un futuro a chi vi lavora”.

“Tale cooperazione – osserva dal canto suo la direttrice scientifica di IRP, prof.ssa Antonella Viola – crea un ambiente multidisciplinare e ottimale per la formazione di un ricercatore moderno. Gli accademici, infatti, si trovano a diretto contatto con chi fa ricerca privata, quindi non solo con biologi, chimici o fisici, ma anche con figure dal background culturale molto diverso, come grant officer, manager, responsabili qualità. Questo garantisce quella trasferibilità al letto del paziente di cui tutti sentiamo forte l’esigenza”.

A breve, il 10 e 11 dicembre, l’attività scientifica di IRP sarà oggetto di valutazione, per la prima volta dopo il cambio di statuto avvenuto nel 2017, da parte dello Scientific Advisory Board, composto dai prof. Andrea Biondi, Ilaria Capua e Lorenzo Moretta.

 

Personale

La sinergia tra ricerca pubblica e aziende private non si traduce solo in maggiori risorse interne, ma anche in capacità di attrarre fondi esterni (partecipando a bandi nazionali ed europei) e di offrire ai ricercatori italiani ciò che è sempre stato carente: un sistema che, grazie al supporto del privato, permetta di riassorbirli dopo l’esperienza universitaria e non li costringa a lasciare il Paese.

“Nell’ultimo anno, IRP ha potuto garantire un contratto a tempo indeterminato a quattro ricercatori – evidenzia Camporese –. Vogliamo essere un moltiplicatore di opportunità di crescita e confidiamo che ogni anno almeno cinque persone riescano a trovare una stabilità”.

In tale panorama si inseriscono anche le numerose richieste di affiliazione: negli ultimi mesi in IRP sono stati ammessi sei ricercatori, quasi tutti provenienti da esperienze internazionali (Medical Harvard School, Rockfeller University), con competenze scientifiche differenti e vincitori di importanti finanziamenti (ERC starting grant, Airc, Marie Curie Fellowship). Tra gli arrivi eccellenti, vi è quello della prof.ssa Alessandra Biffi che, oltre a dirigere la Clinica di Oncoematologia Pediatrica, può contare sulle facilities presenti in IRP per continuare a sviluppare il suo programma sulla terapia genica.

Complessivamente, i ricercatori presenti in Torre sono 295, di cui 242 attivi con continuità (110 afferenti a IRP e 132 alle realtà private e agli accordi scientifici). Per favorire il passaggio di conoscenze tra loro, ogni 15 giorni vengono organizzati dei seminari interni o tenuti da invited speaker italiani o stranieri, oltre a lecture e a journal club per i dottorandi. Da gennaio ad oggi ne sono stati realizzati in tutto 29.

 

Scuole e visitatori

La capacità attrattiva della Torre della Ricerca si misura anche dal numero di visitatori. Gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori del Veneto che vi hanno fatto ingresso nell’ambito del progetto “Adotta un ricercatore” sono in costante crescita: nell’anno scolastico 2017/2018 sono stati 951 contri i 750 dell’anno precedente.

Un riscontro positivo stanno avendo le esperienze di Alternanza scuola-lavoro: nel 2018 vi hanno aderito 20 studenti di varie scuole del territorio. “È un programma utile per avvicinare i giovani allo studio delle STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e per introdurli alle peculiarità del mondo del lavoro”, chiosa Andrea Camporese.

Un migliaio all’anno, invece, sono gli adulti che partecipano alle visite guidate effettuate con cadenza pressoché settimanale. Un picco straordinario è raggiunto a maggio quando, in occasione della giornata dedicata al Minivolley della Fipav, le presenze arrivano a sfiorare quota 3mila.



Articolo pubblicato: giovedì, 29 novembre 2018

2018-11-29T15:14:09+00:00