Nanoparticelle, sviluppi promettenti per il trattamento delle malattie infiammatorie

IMG-20161012-WA0013Generare nanoparticelle biomimetiche in maniera standardizzata, riproducibile, ma soprattutto su larga scala, per la diagnosi e il trattamento di patologie pediatriche a carattere infiammatorio. L’innovativa metodica, che è valsa la pubblicazione su prestigiose riviste internazionali, è frutto dell’attività di ricerca condotta dal dott. Roberto Molinaro, in collaborazione con il Nanoinspired Biomedicine Lab diretto dal dott. Marco Agostini all’interno dell’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza, lo Houston Methodist Research Institute e l’Harvard Medical School.

Le nanoparticelle biomimetiche risultano dalla combinazione di fosfolipidi biocompatibili e proteine di membrana dei leucociti, da cui il nome Leukosomi. Esse sono state utilizzate in due specifici contesti. Da una parte, in virtù delle loro proprietà antinfiammatorie, sono state impiegate come strumenti terapeutici nell’ambito di malattie infiammatorie dell’intestino. Dall’altro, invece, come strumento diagnostico per l’imaging di placche aterosclerotiche e cancro della mammella, grazie alla loro capacità di accumularsi a livello del microambiente infiammatorio che caratterizza le due patologie.

I risultati di entrambi gli studi sono apparsi rispettivamente su “Nanoscale” e “Theranostics”, ma ora, a sottolineare l’indirizzo traslazionale della ricerca svolta dai gruppi succitati, vi è il lavoro pubblicato su “Advanced Materials” che descrive una metodica nuova, basata su un sistema microfluidico, per produrre tali nanoparticelle su ampia scala.

“Le nanoparticelle biomimetiche sono nanotecnologie di ultima generazione e si collocano all’interno del sempre più predominante campo della ‘medicina personalizzata’ – spiega il dott. Molinaro –. I risultati finora ottenuti sono particolarmente promettenti in ambito pediatrico, ad esempio nella sfera delle malattie infiammatorie dell’intestino come il morbo di Crohn e la colite ulcerativa. In questi casi, infatti, i Leukosomi, qualora venisse confermata la loro potente attività antinfiammatoria e rigenerativa, potrebbero rappresentare un’alternativa alle attuali terapie che portano con sé numerosi effetti collaterali”.



Articolo pubblicato: venerdì, 23 marzo 2018

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