Linfomi Non-Hodgkin, Pillon: “Con la nuova stadiazione potremo curare meglio i pazienti”

“Grazie alla precisione delle metodiche diagnostiche, sviluppate negli ultimi anni, possiamo garantire una cura migliore del paziente”. Sono le parole della dott.ssa Marta Pillon della Clinica di Oncoematologia Pediatrica di Padova, coordinatrice del gruppo di lavoro locale e nazionale sui Linfomi Non-Hodgkin nell’ambito dell’Associazione Italiana di Emato-Oncologia Pediatrica (AIEOP).

La incontriamo nel suo studio tra una visita e l’altra, a pochi giorni dalla conclusione del sesto Simposio internazionale sui Linfomi Non-Hodgkin dei bambini, adolescenti e giovani adulti, tenutosi a Rotterdamil più grande congresso al mondo interamente dedicato a questo tipo di neoplasie -, dove ha presentato le peculiarità della nuova stadiazione che sta per essere introdotta nei protocolli di cura. Al suo fianco ci sono i più stretti collaboratori, a partire dalla dott.ssa Lara Mussolin, responsabile della diagnostica molecolare dei Linfomi Non-Hodgkin presso l’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza, e dalla dott.ssa Elisa Carraro, data manager.

Da sinistra a destra: le dott.sse Elisa Carraro, Marta Pillon e Lara Mussolin

Dott.ssa Pillon, l’appuntamento olandese ha ribadito la valenza della ricerca svolta a Padova, con il riconoscimento assegnato alla dott.ssa Federica Lovisa, ma anche dal punto di vista clinico sono emerse novità rilevanti quanto alla stadiazione dei linfomi. Ci può spiegare come cambia?

La dott.ssa Pillon al congresso di Rotterdam

La nuova stadiazione, definita grazie allo sviluppo di metodiche sempre più innovative come la citofluorimetria e la citogenetica, oltre alla biologia molecolare, consente di indicare con più precisione quali eventuali altri organi siano coinvolti nella malattia. Se precedentemente, per esempio, vi era un interessamento ovarico, si parlava genericamente di “sede sotto diaframmatica”. Ora, invece, siamo in grado di valutare anche le sedi minori e – ancor più – se vi sia un interessamento del midollo osseo e del sistema nervoso centrale. Non solo: tali tecniche valorizzano significativamente i risultati di esami diagnostici come la PET e la risonanza magnetica.

Per comprendere se questa nuova stadiazione fornisse davvero informazioni maggiori, l’abbiamo applicata a tutta la nostra grossa casistica di pazienti italiani, con esiti sorprendenti. Per alcuni pazienti, infatti, la stadiazione è cambiata, soprattutto per coloro che erano allo stadio IV, permettendo una maggiore definizione della terapia ed evitando che fossero sovratrattati o, al contrario, sottotrattati. Tale stadiazione è già indicata nei nuovi protocolli internazionali che stanno per partire.

La Clinica di Oncoematologia Pediatrica di Padova è all’avanguardia nello studio di questi particolari tipi di linfoma. Quali sono i suoi punti di forza?

Siamo un ottimo esempio di integrazione clinica e laboratoristica. Le basi sono state poste negli Anni Novanta, grazie al fondamentale contributo del prof. Luigi Zanesco e del prof. Angelo Rosolen. Sulla scorta della loro esperienza internazionale, abbiamo sviluppato i primi protocolli di cura italiani. La fiducia accordataci dai centri AIEOP, poi, ci ha permesso di avviare il centro di data manager e trial clinico, nonché proficue collaborazione con i patologi, i laboratori di ricerca e i bioinformatici. Le analisi, infatti, sono sempre più sofisticate e ciò richiede una expertise ad ampio spettro. Questo insieme di peculiarità fa sì che veniamo contattati anche a livello internazionale per la stesura dei protocolli e per una consulenza sui casi più critici. Partecipiamo a tutti gli studi che riguardano i linfomi ed elaboriamo i dati per molti Stati europei. Il nostro ruolo è decisamente cresciuto e vede collaborazioni anche con l’America, il Giappone e altri Paesi, proprio perché produciamo risultati considerevoli e di valore.

Che cosa sono i Linfomi Non-Hodgkin?

I Linfomi Non-Hodgkin sono una patologia complessivamente rara nel bambino che colpisce il sistema linfatico. Rappresentano il 10-15% dei tumori infantili nel mondo e occupano il terzo posto dopo le leucemie e i tumori del sistema nervoso centrale. In Italia il tasso di incidenza nei pazienti tra 0 e 19 anni è di circa 120 casi all’anno. Le forme più comuni sono quattro: linfoma di Burkitt, linfoma diffuso a grandi cellule B, linfoma linfoblastico e linfoma anaplastico a grandi cellule. Il tasso di guarigione e sopravvivenza è complessivamente molto buono: tocca il 90%.

Anche il benessere psicologico del paziente e della sua famiglia è al centro della sua attività. In che modo?

Dopo la scomparsa della prof.ssa Axia, mi sono presa l’impegno di continuare le collaborazioni in essere con l’America e il Dipartimento di psicologia dell’Università di Padova. Oltre a occuparmi di ricerca – in questi anni, con tutta l’équipe, abbiamo fatto molte pubblicazioni sui pazienti fuori terapia per capire che cosa si può apportare -, gestisco anche la parte di psiconcologia in reparto, dando suggerimenti e attivando progetti con le psicologhe. Perché il servizio fosse più efficiente, però, avremmo bisogno di almeno un professionista in più.

Cosa rappresenta per lei il reparto?

Lavorare in reparto è una missione, non l’applicazione statica di qualcosa. Il desiderio di risolvere un problema, guarire un bambino, dare un sorriso a una famiglia è continuamente nei miei pensieri. Ciò che faccio per il paziente è quello che di meglio c’è in quel momento. I colleghi ed io ci chiediamo cosa si può fare per i bambini che non riusciamo a guarire e per i sottotipi rari delle malattie. Ecco, allora, come l’unione possa fare la forza. Essere interattivi con la ricerca e i suoi risultati, con i gruppi di lavoro nazionali e internazionali ci permette di dare quello che la famiglia chiede: dare il possibile per salvare il figlio. La fiducia di quanti si rivolgono a noi è massima e noi dobbiamo impegnarci a fare il meglio per loro.

Poc’anzi ha citato i prof. Zanesco e Rosolen. Che ricordo ha di loro?

Per me sono stati due grandi maestri e due grandi persone, oneste intellettualmente e dedicate completamente al lavoro. Avevano una visione delle cose che andava oltre il reparto. A Rotterdam abbiamo ricordato il prof. Rosolen attraverso una lettura in sua memoria.



Articolo pubblicato: martedì, 30 ottobre 2018

2018-10-30T17:06:41+00:00