Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule – I risultati di una ricerca della Fondazione

Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule: uno studio rivela che grazie all’applicazione congiunta di due test si ottiene una migliore identificazione delle prognosi nei pazienti pediatrici.

I risultati di una ricerca finanziata da Fondazione Città della Speranza

Uno studio condotto dalla dottoressa Lara Mussolin e dal professor Angelo Rosolen del laboratorio Biologia Tumori Solidi di Padova, già pubblicato sull’importante rivista scientifica internazionale “Leukemia” e finanziato da Fondazione Città della Speranza, ha dimostrato come l’applicazione congiunta dei due test biologici (RT-PCR per la Malattia Minima Residua (MMR) ed immunocitochimica per il titolo anticorpale) consenta, nei pazienti pediatrici con Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule (ALCL), una migliore stratificazione clinica dei pazienti. Si è così in grado quindi di identificare già alla diagnosi pazienti con cattiva o buona prognosi che potranno quindi beneficiare di trattamenti terapeutici specifici.

Nonostante gli sviluppi che in questi ultimi decenni si sono ottenuti nel trattamento di pazienti pediatrici nell’ambito delle neoplasie ematologiche, la recidiva di malattia appare ancora un evento frequente.

I metodi convenzionali come l’osservazione al microscopio ottico non hanno una sensibilità tale da consentire l’individuazione di poche cellule maligne, per cui i pazienti possono essere considerati in remissione completa (RC) pur trovandosi in situazioni di persistenza di un numero minimo di cellule tumorali. In questo ultimo caso si parla di MALATTIA MINIMA.

Più in specifico si definisce con il termine MALATTIA MINIMA RESIDUA (MMR) la presenza o persistenza di cellule neoplastiche in numero minimo (definito in base alla sensibilità dei metodi di studio disponibili) in tessuti a distanza dalla sede primitiva di malattia e per lo più identificabili con il midollo osseo o il torrente circolatorio.

La capacità di distinguere cellule maligne residue in una popolazione di cellule normali è strettamente dipendente dalla disponibilità di marcatori cellulari o molecolari specifici del clone maligno.

Il linfoma anaplastico a grandi cellule (ALCL) si presta particolarmente allo studio di malattia minima poiché in circa il 95% dei casi pediatrici è presente un’anomalia genetica, la traslocazione cromosomica reciproca t(2;5)(p23;q35,) da cui origina il gene di fusione NPM-ALK.

NPM-ALK rappresenta un marcatore tumore associato che può essere evidenziato mediante una semplice tecnica di RT-PCR con elevata sensibilità. Inoltre NPM-ALK è un antigene tumore-associato capace di indurre un’immunità umorale anti-ALK, ossia questi pazienti possono produrre anticorpi anti-ALK, quindi contro le cellule tumorali. Abbiamo messo a punto una metodica immunocitochimica che ci permette di valutare la risposta anticorpale contro le cellule tumorali nel siero dei pazienti.

Gli obiettivi della nostra ricerca sono stati la caratterizzazione molecolare dei linfomi anaplastici a grandi cellule diagnosticati e trattati all’interno del protocollo europeo ALCL-99, mediante RT-PCR; la valutazione prospettica della presenza di Malattia Minima Residua (MMR) all’esordio e la determinazione della presenza di anticorpi anti-ALK alla diagnosi, valutando se esiste una correlazione tra la presenza di anticorpi anti-ALK e la MMR

Risultati e possibili applicazioni

Lo studio da noi pubblicato ha dimostrato la stretta relazione esistente tra MMR e titolo anticorpale anti-ALK nei pazienti affetti da ALCL. L’applicazione congiunta dei due test (RT-PCR per la MMR ed immunocitochimica per il titolo anticorpale) consente una migliore identificazione dei pazienti con prognosi severa, ossia è in grado di identificare un sottogruppo selezionato ad alto rischio di recidiva. In particolare i pazienti con ALCL che alla diagnosi risultano MMR negativi e hanno un titolo anticorpale anti-ALK elevato hanno un’ottima prognosi, mentre quelli positivi per MMR e con titolo anticorpale basso hanno una prognosi molto severa.

I risultati ottenuti in questo studio sono molto importanti perché ci permettono di stratificare i pazienti alla diagnosi in gruppi di rischio diversi. Per questo abbiamo deciso di adottare questo saggio nelle analisi di routine che eseguiamo nel monitoraggio dei pazienti, essendo l’obiettivo ultimo il miglioramento delle probabilità di guarigione dei pazienti con malattia più aggressiva e la riduzione dell’intensità della terapia, ove possibile, per contenere gli effetti indesiderati acuti e a lungo termine del trattamento. I risultati da noi ottenuti per la stratificazione clinica dei pazienti, sono stati recepiti e, aspetto ancor più importante, saranno applicati anche dagli altri gruppi europei che parteciperanno al nuovo trial clinico Internazionale per il trattamento degli ALCL pediatrici.

Il professor Giuseppe Basso, direttore della Clinica di Oncoematologia Pediatrica di Padova ha affermato che “La malattia residua minima è uno dei maggiori progressi nell’oncologia ematologica degli ultimi anni che ha portato verso un trattamento tagliato su misura per ogni paziente, e la dimostrazione che si sia dimostrato utile anche nei linfomi ne conferma il valore assoluto. Questo lavoro è importante perché contribuirà a migliorare il trattamento di queste patologie, come lo è stato nelle leucemie. E’ un ulteriore importante contributo della Clinica di Oncoematologia Pediatrica di Padova alla cura di queste patologie”.

Team di lavoro e biografia dei ricercatori

Il laboratorio Biologia Tumori Solidi di Padova è centro diagnostico di riferimento nazionale per il “Gruppo di Lavoro-Linfoma non-Hodgkin” dell’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP) ed è parte integrante della Clinica di Oncoematologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova. Tale struttura coordina il trattamento dei Linfomi non-Hodgkin (LNH) del bambino e dell’adolescente in Italia. Il laboratorio Biologia Tumori Solidi, in veste di centro coordinatore AIEOP, centralizza il materiale biologico (biopsie tissutali, campioni di aspirato midollare, sangue periferico) dei pazienti ricoverati presso tutti i centri AIEOP italiani per le indagini molecolari necessarie come complemento diagnostico alle indagini immuno-istochimiche e per gli studi di Malattia Minima Disseminata (MMD) e Malattia Minima Residua (MMR) richiesti dai protocolli di diagnosi e terapia attuali.

Inoltre, assieme al laboratorio diretto dal prof Reiter all’Università di di Liebig (Giessen, Germania) rappresentiamo i laboratori di riferimento internazionale per lo studio della Malattia Residua Minima nei Linfomi non-Hodgkin e per l’organizzazione del Quality Control Study con gli altri laboratori di riferimento nazionale.

Questo studio è frutto quindi di una lunga collaborazione a livello internazionale.

Lara Mussolin (primo autore della pubblicazione scientifica)

Laurea in Scienze Biologiche nel 1999Dottorato di Ricerca in Discipline

Oncologhe dell’età evolutiva nel 2004

Specializzazione in Patologia Clinica nel 2010

Responsabile della Diagnostica Molecolare per i protocolli di diagnosi e terapia dei Linfomi non-Hodgkin pediatrici presso il laboratorio Biologia Tumori Solidi

Coinvolta in progetti di ricerca che mirano ad identificare nuovi marcatori prognostici nei Linfomi non-Hodgkin mediante l’utilizzo delle moderne tecniche molecolari.

Angelo Rosolen (Principal Investigator del progetto)

Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1984

Specializzazione in Pediatria nel 1988

Specializzazione in Oncologia nel 1995

Responsabile del Laboratorio Biologia Tumori Solidi, Dipartimento di Pediatria, Università di Padova dal 1991

Professore associato di Pediatria, Dipartimento di Pediatria, Università di Padova dal 2010

Coordinatore nazionale del gruppo di lavoro Linfomi non-Hodgkin all’interno dell’AIEOP dal 2000 al 2013

Coordinatore dell’European Intergroup for Childhood non-Hodgkin lymphomas (EICNHL) dal 2001



Articolo pubblicato: domenica, 19 maggio 2013

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