IRP finanzia cinque nuovi progetti

Sono cinque i progetti di ricerca che la direzione scientifica di IRP ha finanziato nei giorni scorsi, per un ammontare complessivo di quasi 400mila euro. 

Quindici le proposte giunte a seguito della pubblicazione di specifici bandi nelle seguenti categorie: Progetti di accelerazione; My first IRP Grant (under 35); Consolidator Grant (under 45); Progetti innovativi (a tema vincolato). Tutte hanno ricevuto valutazioni positive, ma, sulla base dei punteggi ottenuti, sono risultate finanziabili solo cinque (vedi tabella).

“Sono molto contenta della partecipazione ai bandi e della qualità e varietà dei progetti pervenuti – afferma il direttore scientifico, prof.ssa Antonella Viola -. Ottima, in particolare, la risposta della fascia under 45, con otto progetti presentati. Quanto all’esperienza avviata con la Fondazione Penta, spero possa ripetersi il prossimo anno con altre realtà disponibili a cofinanziare progetti IRP su temi vincolati da definire insieme”. 

Buone notizie in vista per coloro che non hanno ottenuto sovvenzioni: nel corso del 2018 la direzione continuerà a cercare finanziamenti per permettere di realizzare quanto proposto.

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PROGETTO: Ruolo dei geni COQ8A e COQ8B nella biosintesi del coenzima Q e caratterizzazione di composti in grado di correggere il loro difetto in pazienti con deficit di coenzima Q.Ruolo dei geni COQ8A e COQ8B nella biosintesi del coenzima Q e caratterizzazione di composti in grado di correggere il loro difetto in pazienti con deficit di coenzima Q.
Leonardo Salviati – € 50 000
Il coenzima Q (CoQ) è una piccola molecola che svolge una serie di funzioni essenziali nella cellula. È indispensabile per la produzione di energia ed è uno dei principali antiossidanti. Il deficit di CoQ è una condizione clinica eterogenea che si può associare a gravi manifestazioni a carico del cervello e dei reni ad esordio a volte già alla nascita. La somministrazione di CoQ ad alte dosi è efficace nel controllare la progressione della malattia anche se non tutti i pazienti rispondono alla terapia e, soprattutto nel lungo periodo, si assiste comunque ad una progressione dei sintomi. È pertanto necessario individuare delle alternative terapeutiche per queste patologie. Lo scopo di questo progetto è di studiare la funzione dei geni COQ8A e COQ8B, che sono probabilmente la causa più frequente di deficit di CoQ, e di analizzare una serie di composti che potrebbero essere in grado di bypassare il difetto di questi geni andando a riattivare la sintesi di CoQ nei pazienti. I nostri risultati preliminari dimostrano che ciò è possibile nel caso del gene COQ6. Verranno utilizzati modelli cellulari ingegnerizzati con la tecnologia CRISPR-Cas9 e, in caso di risultati positivi, si valuteranno sistemi più complessi quali C.elegans o modelli murini. I risultati di questi studi potrebbero aiutare non solo i pazienti con deficit di CoQ, ma una buona parte dei pazienti con malattie mitocondriali in generale.

PROGETTO: Sviluppo di strumenti basati sul sequenziamento di nuova generazione per la diagnosi di malattie del neurosviluppo.
Emanuela Leonardi – € 50 000
I disturbi del neurosviluppo sono un gruppo di condizioni patologiche comuni che includono malattie eterogenee sia dal punto di vista clinico che genetico, spesso caratterizzate da comorbidità come disabilità intellettiva, disturbi dello spettro autistico ed epilessia. Il progetto si concentra sull’applicazione delle nuove tecnologie di sequenziamento del DNA di nuova generazione per l’analisi di disturbi del neurosviluppo. Queste verranno utilizzate in combinazione con gli strumenti bioinformatici più avanzati, allo studio delle basi genetiche della comorbidità tra disabilità intellettiva, disturbi dello spettro autistico ed epilessia nei disturbi del neurosviluppo. La strategia si articola attraverso tre attività principali riguardanti aspetti clinici e molecolari che vanno dalla caratterizzazione fenotipica e selezione dei pazienti per l’arruolamento allo studio, alla fase di analisi dei dati genomici e della loro interpretazione clinica. Questo porterà alla rivalutazione delle correlazioni genotipo-fenotipo e allo sviluppo di un pannello di geni da applicare nella pratica clinica per lo screening dei disturbi del neurosviluppo.

PROGETTO: Analisi delle proprietà biomeccaniche dei leucociti durante il processo di migrazione nei tessuti.
Bianca Calì- € 100 000
L’accumulo di neutrofili nei siti infiammati è una caratteristica tipica di diverse malattie infiammatorie, tra cui la colite e la malattie respiratorie. I neutrofili raggiungono il sito d’infezione per eradicare i patogeni grazie a segnali chiamati chemochine; tuttavia, l’eccessivo accumulo di neutrofili comporta un peggioramento delle malattie, aumentandone il rischio di cronicizzazione. Per raggiungere i siti d’infiammazione, i leucociti che circolano nel sangue devono superare molti ostacoli fisici, tra cui la barriera costituita dalle cellule endoteliali dei vasi stessi e i fitti spazi interstiziali dei tessuti. Pertanto, la risposta immunitaria dipende dalla capacità delle cellule di modificare rapidamente la propria forma e, soprattutto, di deformare il loro nucleo, che rappresenta l’organello più grande e rigido. Sebbene siano stati fatti molti progressi nella comprensione dei meccanismi molecolari che regolano l’adesione dei leucociti all’endotelio, non si conoscono ancora bene i segnali che modulano il loro passaggio attraverso e oltre la barriera endoteliale. Sulla base dei nostri dati preliminari, riteniamo che gli stimoli chimici che i leucociti ricevono nel sito di infiammazione regolino le proprietà biofisiche dei nuclei durante la migrazione. Pertanto, lo scopo principale di questo progetto è analizzare questa nuova via di segnale che connette uno stimolo chimico ambientale, quindi extracellulare, al cambiamento delle proprietà meccaniche del nucleo cellulare. A tal fine è necessario utilizzare nuove tecnologie di micro-fabbricazione e microscopia, al momento non disponibili in IRP, ma che rappresentano il fiore all’occhiello del laboratorio ospitante. L’identificazione dei meccanismi molecolari che controllano le proprietà biomeccaniche del nucleo, permettendo la migrazione cellulare, può definire nuovi target terapeutici per patologie caratterizzate da infiammazione eccessiva o cronica. Inoltre, aprirà un nuovo fronte di ricerca per analizzare e controllare la migrazione delle cellule tumorali.

PROGETTO: Analisi proteomica di cellule di medulloblastoma resistenti alla terapia: un approccio innovativo per l’identificazione di nuovi bersagli terapeutici e la prevenzione delle recidive
Luca Persano- € 97 600
Il Medulloblastoma (MB) è la più comune neoplasia cerebrale dell’età pediatrica, con un’incidenza, in Europa, di circa 1/150000 bambini tra 0 e 14 anni. Nonostante questi tumori vengano trattati con terapie molto aggressive e ad elevata tossicità neurologica, la loro prognosi è molto infausta con una sopravvivenza a 5 anni di solo il 50% dei pazienti. Inoltre, le forme più aggressive di MB sono caratterizzate da una forte tendenza a recidivare in loco e/o metastatizzare in altre sedi cerebrali, a causa dell’esistenza di cellule tumorali resistenti che permangono dopo le terapie. Questo progetto ha l’obiettivo primario di mettere a punto un sistema in vitro in grado di ben rappresentare gli eventi molecolari che stanno alla base delle resistenza terapeutica del MB. A tal scopo, cellule di MB derivate da pazienti verranno trattate con una combinazione di chemioterapici per selezionarne le varianti più resistenti ai trattamenti, in modo da poterle caratterizzare e identificare i segnali intracellulari coinvolti in tale resistenza, mediante l’utilizzo di tecnologie per la proteomica e l’espressione genica su larga scala. Lo studio di queste caratteristiche molecolari, intrinseche o acquisite dopo la terapia farmacologica, sarà inoltre utilizzato come strumento per l’identificazione di nuovi potenziali bersagli terapeutici. A questa prima fase esplorativa seguirà una seconda fase del progetto atta alla validazione sperimentale dei bersagli farmacologici identificati e alla loro inibizione in cellule di MB per valutarne i potenziali effetti terapeutici. I dati acquisiti durante lo sviluppo del progetto saranno fondamentali per fornire una più efficace chiave di lettura del gran numero di informazioni genetiche già disponibili per questi tumori, comprendere finalmente le cause molecolari che rendono il MB una sfida clinica così ardua e la messa a punto di terapie non solo potenzialmente più efficaci, ma anche meno tossiche per il paziente.

PROGETTO: Nuovi approcci alla diagnosi e alla terapia della sepsi.
Eugenio Baraldi, Marcella Canton- € 99 750
La sepsi è la risposta infiammatoria generalizzata di un organismo all’aggressione da parte di un germe. Essa rappresenta una delle principali cause di mortalità e morbilità in epoca pediatrica e nei pazienti adulti ricoverati in terapia intensiva. La strategia per contenere i danni indotti da sepsi si basa su due fondamenti: da un lato il pronto riconoscimento del processo infettivo in corso, per iniziare tempestivamente una terapia antibiotica che permetta di eradicare il germe, e dall’altro la riduzione della risposta infiammatoria dell’intero organismo che viene scatenata dal processo infettivo e che può portare ad insufficienza multiorgano e morte. Questo progetto si pone l’obiettivo di identificare nuove strategie per contrastare la sepsi. È prevista la collaborazione fra due unità di ricerca. La prima si occuperà dell’identificazione di nuovi marcatori che consentano di diagnosticare precocemente la sepsi neonatale e di predirne l’evoluzione. Poiché ad oggi non esiste una molecola ideale per diagnosticare la sepsi nel neonato, l’identificazione di nuovi marcatori permetterà da un lato di iniziare prontamente la terapia nei pazienti infetti, prima che le condizioni cliniche peggiorino irreversibilmente, e dall’altro di evitare un’inutile e potenzialmente dannosa terapia nei pazienti non infetti. Tale scopo sarà raggiunto mediante l’analisi del profilo dei metaboliti su plasma e urine di neonati prematuri. La seconda unità di ricerca analizzerà il potenziale utilizzo dei farmaci inibitori delle monoamino ossidasi B (MAO B) su modelli in vitro e su modelli animali. È stato infatti ipotizzato che le MAO B svolgano un ruolo cruciale nello scatenare la risposta infiammatoria indotta dall’infezione. Tale infiammazione è una reazione dell’organismo volta a debellare il processo infettivo, ma spesso comporta una risposta eccessiva che porta all’insufficienza di diversi organi con conseguente morte del paziente.



Articolo pubblicato: martedì, 16 gennaio 2018

2018-07-12T08:05:36+00:00